Glossario Della Finanza Direttiva MiFID

La direttiva MiFID (Markets in Financial Instruments Directive) è il regolamento che disciplina i mercati finanziari dell’Unione Europea, con l’obiettivo di renderli più competitivi e tutelare gli investitori.

Tuttavia, è probabile che la prima cosa a cui tu abbia pensato sia il questionario proposto dall’operatore finanziario. In effetti, è uno degli strumenti obbligatori introdotti dalla normativa, che ben si adatta all’uso della piramide dei bisogni finanziari per pianificare correttamente i progetti d’investimento legati al tuo patrimonio.

Lo scopo del questionario è, infatti, quello di rendere gli investitori più consapevoli e permettere al consulente di comprendere meglio le tue conoscenze, obiettivi e capacità finanziarie.

Inoltre, con le recenti integrazioni dettate dalla MiFID II, nei questionari sono state introdotte domande relative alla finanza sostenibile. Informazioni necessarie per capire quali siano le tue preferenze sui fattori ambientali sociali e di governance.

Quindi, oltre a implementare migliori standard di condotta per le società e i consulenti, affinché garantiscano efficienza e sicurezza nei mercati finanziari, la direttiva MiFID consente maggiore trasparenza pre e post-negoziazione. Permette di comprendere meglio le tue esigenze d’investimento e tutelarle.

Ora, vediamo le principali regole introdotte sui mercati di capitali in Europa e cos’è cambiato per l’investitore al dettaglio.

Comprendere cos’è la direttiva MiFID

L’obiettivo dichiarato della direttiva MiFID (2004/39/EG) è la tutela degli investitori. Affinché accada questo, tutti i membri dell’UE devono poter condividere un quadro normativo comune e solido.

La ricerca di una maggiore armonizzazione delle regolamentazioni esistenti nei singoli Paesi dell’Unione Europea, in materia di servizi e prodotti finanziari, ha portato all’introduzione di alcune interessanti innovazioni:

  • classificazione dei clienti in 3 categorie (o target) – “al dettaglio”, “professionale” e “controparte qualificata”. A seconda della categoria in cui rientra il cliente, dipende il livello di tutela riservato, sia in termini di criteri adottati per la valutazione di adeguatezza (conoscenza, esperienza, obiettivi di investimento e situazione finanziaria), che di correttezza e trasparenza per le regole di condotta;
  • regole generali per la gestione dei conflitti d’interesse – gli intermediari sono chiamati a redigere una policy sul conflitto d’interessi per eliminare, gestire o mitigare le possibili situazioni di conflitto;
  • applicazione delle migliori condizioni nell’esecuzione degli ordini dei clienti – gli intermediari sono obbligati a redigere una Execution Policy in cui esplicitano le migliori condizioni possibili applicate alle operazioni finanziarie dei loro clienti.

Tuttavia, la direttiva MiFID presentava alcune lacune significative. Ad esempio:

  • troppo concentrata sulle azioni – non includeva nel dettaglio la grande quantità di prodotti finanziari disponibili sul mercato, come i derivati Over The Counter (OTC). Questi ultimi, infatti, sono negoziati bilateralmente (senza intermediario) e fuori dai mercati regolamentati, fattori che ne riducono la trasparenza tra le parti;
  • l’approccio normativo nel trattare con i paesi al di fuori dell’Unione Europea era lasciato a ciascuno stato membro – beneficiando di una normativa più semplice, alcune imprese al di fuori dell’UE potevano contare su un vantaggio competitivo rispetto alle imprese all’interno dell’Unione.

Dunque, si è resa necessaria l’implementazione della normativa con la MiFID II, che ha portato più prodotti finanziari sotto la sua competenza, per estendere i codici di condotta dalle azioni ad altre attività, ma non solo. Vediamo quali sono i principali cambiamenti apportati.

Le principali novità introdotte dalla direttiva MiFID II

La direttiva MiFID II è un intervento normativo che ha introdotto ulteriori elementi per innalzare il livello di tutela degli investitori retail e di trasparenza sui prodotti finanziari. In particolare, nel rapporto tra cliente e intermediario, ha dunque permesso di:

  • distinguere il servizio di consulenza in materia di investimenti in due tipologie alternative, consulenza indipendente e non indipendente. Quindi, l’intermediario è tenuto a dichiarare la modalità in cui opera e questa andrà a incidere sulla possibilità o meno di percepire gli incentivi da terze parti;
  • specificare i criteri di ammissibilità per i quali uno strumento finanziario risulti adeguato al profilo dell’investitore, compresi i prodotti forniti da terze parti, come fondi e certificati d’investimento. In questo modo, è possibile evitare i casi di misselling e consentire, invece, l’attribuzione degli strumenti più coerenti a ciascuna tipologia di investitore;
  • instaurare una maggiore trasparenza commerciale (ex-ante ed ex-post) con l’incremento degli obblighi informativi in tema di comunicazione dei costi e degli oneri correlati ai servizi di investimento. Questo significa un maggior livello di dettaglio delle informazioni fornite al cliente sull’effettiva prestazione dei servizi di investimento offerti dall’intermediario;
  • predisporre un test di adeguatezza, su base periodica, per garantire il costante presidio dei rischi di portafoglio nell’ambito del contratto di consulenza. Nel caso di un eventuale aumento dei costi per l’investitore, l’intermediario deve quindi sincerarsi che ci sia anche un incremento tangibile dei benefici;
  • segnalare alle Autorità di Vigilanza le operazioni disposte dagli investitori in relazione ai relativi dati identificativi. Infatti, con l’introduzione della MiFID II, CONSOB, IVASS, Banca d’Italia e altre autorità internazionali, in base alla propria competenza, hanno il potere di esercitare una vigilanza più stringente sul collocamento dei prodotti finanziari;
  • introdurre una nuova tipologia di sede di negoziazione multilaterale (Organised Trading Facilities – OTF), destinata alla trattazione di obbligazioni, strumenti finanziari strutturati, quote di emissione e strumenti derivati.

Verso la ricerca di una maggiore tutela degli investitori, siano essi clienti al dettaglio o più evoluti, non è da escludere un’ulteriore implementazione della direttiva MiFID II nei prossimi anni. Lo scopo è sempre quello di evitare errori che possano incrinare la fiducia dei risparmiatori e la percezione di affidabilità dell’industria finanziaria.

Trasparenza e sicurezza per i tuoi investimenti

La direttiva MiFID ha riformato in profondità l’assetto della regolamentazione dei servizi di investimento nell’Unione Europea. Trasparenza, presidio dei rischi e maggiore competizione tra modalità alternative di negoziazione, sono gli obiettivi che guidano un’evoluzione continua dei mercati.

Dunque, è fondamentale costruire un’ottima relazione tra consulenti finanziari e risparmiatori, i quali hanno il diritto e il dovere di informarsi per far fruttare al meglio il proprio denaro. Ecco perché un private banker di comprovata esperienza, oltre a formare sé stesso in continuazione, rappresenta il punto di riferimento per l’educazione finanziaria dei propri assistiti.

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