Imposte Di Successione Beni Esclusi Dal Pagamento

La successione mortis causa è sempre un argomento delicato. Nessuno di noi vorrebbe pensarci. Ma dal momento in cui avviene l’inevitabile, devi essere consapevole di cosa ti aspetta. Hai un anno di tempo per comunicare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di subentro nel patrimonio del defunto e corrispondere le relative imposte di successione.

Ma non tutti i beni ereditati dal de cuius, titolare dei rapporti giuridici alla cui morte si apre la successione, sono assoggettati a degli adempimenti fiscali. Esistono franchigie ed esenzioni, relazionate all’entità e alla composizione del patrimonio lasciato in eredità, che devi conoscere.

Dunque, vediamo cosa prevede il quadro normativo in vigore e quali siano i beni esclusi dal pagamento delle imposte di successione. Ti aiuterà a quantificare l’impatto economico sulle quote del patrimonio ricevuto in eredità.

Beni esclusi dal pagamento delle imposte di successione

Lo sappiamo tutti. Quando una persona muore i suoi averi passano agli eredi. Questo trasferimento può avvenire a seguito di quanto indicato all’interno di un testamento, oppure in base al principio della legittima assegnazione. A prescindere, scaturisce l’obbligo ineludibile del pagamento delle imposte di successione, secondo quanto normato dal Testo Unico sulle successioni e donazioni (D.L. n. 346/1990).

L’ammontare delle imposte di successione non prevede un importo univoco. Varia in base al rapporto che lega il defunto con eredi e legatari. Ma non solo, anche in base al valore e alla tipologia di bene presente nell’attivo ereditario. Se vuoi approfondire gli aspetti relativi a franchigie e aliquote previste in caso di successione, trovi ogni dettaglio in questo articolo: Cosa devi sapere sulle imposte di successione e donazione.

Tuttavia, se è vero che esistono norme specifiche per quantificare il pagamento delle imposte di successione, è altrettanto vero che alcuni beni non rientrano negli adempimenti fiscali. Dunque, vediamo nel dettaglio quali sono i beni esclusi dall’imposta di successione:

  • trattamento di fine rapporto (TFR) e le indennità da lavoro;
  • titoli di Stato, come buoni ordinari e pluriennali, certificati di credito o simili, buoni del Tesoro, ecc.;
  • crediti verso lo Stato o Enti pubblici, che non siano ancora stati riconosciuti sussistenti, con provvedimento dell’ente pubblico debitore;
  • beni culturali che godono del vincolo culturale anteriore alla successione;
  • veicoli che risultano iscritti al pubblico registro automobilistico;
  • crediti ceduti allo Stato nei limiti della data di successione e crediti giudizialmente contestati all’apertura della successione;
  • polizze vita, assicurazioni previdenziali, volontarie o obbligatorie (art. 12 del D.Lgs. 346/1990), per le quali non è dovuto nemmeno il pagamento dell’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • crediti rivendicati in sede giudiziaria, ma non ancora definiti da sentenza giudiziale.

Tutti questi beni sono esclusi dal pagamento dell’imposta di successione, poiché non concorrono a formare l’attivo ereditario. Quindi, non devono essere inseriti nella dichiarazione di successione.

Esenzione imposta di successione per quote sociali

Sono esclusi dal pagamento delle imposte di successione anche i trasferimenti di aziende, o rami di esse, a favore dei discendenti e del coniuge. Casistica normata dall’articolo 3, 4-ter. del Testo unico del 31/10/1990 n.346.

Ma, la tassazione è pari a zero, solo se gli aventi causa proseguono l’esercizio dell’attività d’impresa. Oppure, se ne detengono il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data di trasferimento. Un aspetto, questo, cruciale anche quando le aziende si trovano ad affrontare un fisiologico passaggio generazionale.

Trovi un approfondimento dettagliato sugli strumenti che possono facilitare la transizione e tutelare il tuo patrimonio in questo articolo: perché è importante pensare già da ora al passaggio generazionale.

Soggetti esclusi dal pagamento delle imposte di successione

La normativa prevede alcune forme di esenzione riferite a specifiche categorie di soggetti. Nello dettaglio evidenziamo 3 casistiche.

Sono esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione di successione, quindi non versano le relative imposte, il coniuge e i parenti in linea retta del de cuius quando l’eredità:

  • non supera il valore di 100.000 euro (D.Lgs. n. 175 del 21 novembre 2014 – Decreto Semplificazioni);
  • non è composta da beni immobili o diritti reali immobiliari.

Naturalmente, questi requisiti devono sussistere entrambi, affinché sia possibile usufruire dell’agevolazione.

Enti ecclesiastici, onlus e associazioni indicate come eredi dal de cuius, sono anch’essi esenti dal versamento delle imposte di successione, come previsto dall’art. 3 del D.Lgs. 346/1990. L’esenzione riguarda anche l’imposta di bollo per la registrazione della dichiarazione di successione (art. 27 bis del DPR 642/1972).

Fanno eccezione le associazioni che non perseguano scopi di pubblica utilità. In questo caso, il de cuius dovrà aver specificato nel testamento che il patrimonio lasciato in eredità sia destinato a finalità di pubblica utilità. E l’associazione dovrà dimostrare di aver utilizzato i beni per tali scopi entro i cinque anni successivi all’apertura della successione.

Infine, l’esenzione delle imposte di successione è prevista anche quando l’erede è persona disabile riconosciuta ai sensi della legge 104 del 1992. In realtà, in questo caso, lo Stato tutela l’erede applicando una franchigia più alta (1.500.000 euro) sul valore del patrimonio ereditato.

Pianifica la successione per tutelare il tuo patrimonio

Ora sai quali sono i beni esclusi dal pagamento dell’imposta di successione. Un obbligo fiscale che non ricade solo sui trasferimenti di beni e diritti per successione a causa di morte, ma anche per donazione o altra liberalità tra vivi.

Una visione chiara di quali siano le disposizioni previste dalle normative permette agli eredi di affrontare la successione con consapevolezza. Ma non solo, consente di guardare al futuro con lungimiranza e pensare a un’efficace pianificazione patrimoniale successoria.

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