Testamento 4

Il tema delle imposte di successione è tornato alla ribalta in questo periodo di crisi sanitaria e soprattutto di crisi economica. L’Italia è vista come una sorta di paradiso fiscale, in quanto l’aliquota massima della tassa di successione è al 4%, tra le più basse dei Paesi industrializzati. La media OCSE è del 15% (in Francia è al 45%, nel Regno Unito, al 40).

Il Fondo Monetario Internazionale ha più volte suggerito al governo italiano di aumentare le tasse sulle successioni. Una modifica di tali imposte potrebbe garantire risorse necessarie per la sostenibilità del nostro debito, che in questo particolare periodo storico sarà sicuramente sotto pressione.

Tornando all’incertezza ed all’angoscia causate dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, un ulteriore problema che può presentarsi per molte famiglie è quello di dover affrontare passaggi generazionali non solo dolorosi in sé, ma spesso inaspettati e non facilmente gestibili vista la situazione di parziale lockdown che stiamo ancora vivendo.

È tuttavia da tener presente che in materia successoria, è possibile “prendersela comoda”. Fatta eccezione per ipotesi urgenti e contingenti, dettate soprattutto da scadenze prossime o necessità economiche impellenti, sarebbe infatti meglio aspettare che la situazione torni alla normalità prima di avviare l’iter burocratico relativo ad una successione.

I soggetti tenuti ai sensi di legge a versare l’imposta di successione sono gli eredi ed i legatari. Il termine per la presentazione della dichiarazione di successione è di dodici mesi decorrenti dal giorno della morte del defunto.

Si precisa che, ad oggi, come previsto dall’articolo 62 del Decreto Legge n. 18/2020 “Cura Italia”, messo in atto dal Governo per far fronte all’emergenza COVID-19, sono stati differiti i termini per effettuare i versamenti sospesi di imposte e degli altri adempimenti tributari. Pertanto anche i termini per presentare le dichiarazioni di successione in scadenza (fino al 31 maggio 2020) sono stati posticipati al 30 giugno 2020. Per quanto concerne invece l’accettazione dell’eredità, tale diritto si prescrive nel termine di dieci anni.

Si può quindi sostenere che i termini per pagare le imposte di successione e per accettare l’eredità consentono di provvedervi senza eccessiva fretta. Sarà pertanto opportuno evitare di precipitarsi da un notaio o in tribunale in un momento critico come questo, attendendo letteralmente “tempi migliori”.

Il discorso cambia, invece, riguardo la possibilità di redigere un testamento. Il Codice Civile contempla e disciplina espressamente la possibilità di redigere il proprio testamento anche in occasione di malattie contagiose, calamità pubbliche o infortuni.

Le forme ordinarie di testamento sono il testamento olografo ed il testamento per atto di notaio. Partendo dal presupposto che il testamento olografo (scritto di pugno dal testatore) ha la stessa efficacia del testamento pubblico (redatto dal notaio), si possono fare le seguenti considerazioni.

Il testamento olografo, per essere valido, deve necessariamente essere scritto di pugno dal testatore, dallo stesso sottoscritto e deve riportare la data in cui è stato redatto (con la precisazione che la data deve essere composta dal giorno, dal mese e dall’anno). Il testamento pubblico, invece, è ricevuto dal notaio in forma di atto pubblico e prevede necessariamente la presenza di due testimoni. Presuppone pertanto il necessario incontro tra il testatore, i testimoni ed il notaio, che provvederà alla redazione ed alla conservazione del documento.